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martedì 6 ottobre 2009

Love is being stupid together

"Love is being stupid together" photo by Nattu under (CC) Creative Commons

Sì. Siamo stupidi.
Tu che mi chiami all'improvviso con un'emergenza: dirmi che mi ami Troppo Fess.
Ed io, che tutto ad un tratto divento biondo platino e mi emoziono come una bambina, ancora capace di emozionarsi.
Non sono mai stata così. Non sono stata mai bionda. Nemmeno quando ce ne sarebbe stato bisogno. Nemmeno nelle mie relazioni passate. Io sono (ero) una che non si emoziona.
Ti guardo dormire in webcam e mi sento bene.
Ti scrivo post su un blog anonimo e sperduto: raccolgo i miei pensieri e li conservo per te.
Per quando ne avremo bisogno. O anche solo per quando avremo voglia di ridere.
Mi manchi molto. Mi manchi sempre. Pur non avendoti vissuto mai completamente.
E riuscire a viverti è diventata la mia unica preoccupazione. Tutto il resto si è ridimensionato.
Il lavoro che non mi dà più soddisfazioni, i miei fallimenti, i miei dolori e le mie preoccupazioni.
Tutto è diventato così piccolo rispetto a quello che sto provando.
Forse è davvero da stupidi buttarsi con tutte le scarpe in una relazione così difficile.
Ma siamo stupidi in due. E quello che agli occhi del mondo è avventato, prematuro e adolescenziale, ai miei occhi appare come l'unico pensiero, il mio unico obiettivo.
Essere stupidi in due.
E affrontare un lungo viaggio insieme.
E siamo bravi, perchè ci stiamo riuscendo e continuiamo a crederci.

Sei bello mentre dormi: ti spio come quando dormiamo insieme davvero.
Come quando ascolto il tuo respiro pesante e mi lascio abbracciare fino ad addormentarci insieme.
E voglio svegliarmi, quando ce ne sarà bisogno e nonostante il mio sonno pesante da ghiro, tutte quelle volte in cui non riuscirai a dormire.
E voglio esserci, per te, sempre.
E voglio ridere un sacco.
Ascoltare musica.
Guardare film.
Fare l'amore.
E dormire, con te, in quel letto. Con il tuo pigiama e una maglietta con il mostro che si illumina di notte.

あなたが いなくて 寂しい気持ちになりました。

"Rest" photo by nasrulekram under (CC) Creative Commons

Forse esagero.
Non ho motivo di sentire la tua mancanza, visto che ti fai in quattro per non farmi sentire sola.
E a dirla tutta non mi sento affatto sola.
È che ce lo siamo detti più e più volte: il tempo trascorso lontani scorre lento e inutile. Ho spesso la sensazione che sia sprecato, se non vissuto accanto a te.
Però è vero anche che amplifica le emozioni, i sentimenti.
Mette in moto orde di pensieri e riflessioni. E questo è positivo per chi come me aveva smesso da un pezzo di pensare, sognare, emozionarsi.
Erano anni che non sentivo la mancanza di qualcuno.
Intendo qualcuno di ancora in vita.
Sento tutt'oggi la mancanza di mio padre, che è morto ormai da 7 anni, come se fosse successo ieri. Rivedo gli ultimi momenti in cui ho fatto di tutto per stargli accanto. Per non perdermi le ultime parole lucide. Per non sentirmi in colpa.
Ma si tratta di un sentimento che va oltre qualsiasi logica e che è difficile da spiegare.
La mia mente e il mio cuore sanno che questa lacuna non potrà mai essere colmata, che un ritorno è impossibile. Eppure continuo a sentire la sua mancanza.
Adesso mi manchi tu, e questo aggiunge vuoto al mio vuoto.
Ma è una sensazione strana, a volte, solo a volte, bella, in cui amo crogiolarmi per bene.
È come se questo fosse un passaggio obbligato.
Una sorta di penitenza obbligatoria.
Una tangente da pagare.
Un pedaggio al casello per poter uscire dall'autostrada e correre in macchina da te.
O forse sono solo seghe mentali mie: siamo sfigati e ci siamo incontrati proprio quando tu stavi per partire e trasferirti dall'altro capo del mondo.

Only future will tell.

lunedì 5 ottobre 2009

Gaijin In Love

"Worldwide Delivery Service" photo by *yasuhiro under (CC) Creative Commons

Inizio così, senza preavviso.

A scrivere ad un pubblico assente, a te che che sei il mio pubblico e non lo sai.

Credo che non ti dirò nulla di questo blog, per un po'.

Piuttosto te lo dirò più in là, una volta accumulate una serie di cazzate sufficiente a farti sorridere.

Perchè è così: mi piace quando sorridi, o ridi. A dire il vero mi piaci comunque, anche quando ti commuovi, quando hai il muso, quando sei preoccupato.

Forse inizio a scrivere per tenere lontana la malinconia e per fingere di non essere così lontani.

Di non vivere a 12 ore di volo.

Di non dover farti svegliare alle 4 del mattino per una chiaccherata su Skype.

Per lo meno fino a quando non riusciremo a stare insieme, vicini, nello stesso letto, sotto lo stesso tetto, con un bagno solo e l'IPod nelle orecchie.

Fino a quel momento scriverò.

O forse continuerò a scrivere anche dopo, se quello che vivremo è esattamente quello che stiamo sognando adesso.

Una vita in due in una città come Tokyo, una casa solo nostra, noi due che diventiamo famiglia.

Oggi è arrivato per posta il mio manuale Japanese For Dummies.

È un nuovo inizio, il Nostro.

In attesa di diventare due gaijin e una capanna, io provo a diventare una gaijin in Brianza.